DECRETO RINNOVABILI INCENTIVI 2018-2020
Lunedì 12 Marzo 2018 12:41
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L' atteso decreto ''Rinnovabili 2018-2020'' è ancora in versione non definitiva ma già si conoscono parte dei contenuti della ''bozza'' in circolazione. Allo stato appare un decreto che ''disincentiva la generazione distribuita'' in quanto non prevede accesso diretto per i piccoli e piccolissimi impianti, reintroduce il fotovoltaico ( incentivi solo per potenze maggiori di 20kWp ovvero per quegli impianti che non accedono alle detrazioni ), vengono ridotte drasticamente le tariffe per il mini-eolico e il mini-idroelettrico.

L’obiettivo del decreto -si legge - è quello di : ''Sostenere la produzione delle rinnovabili elettriche nell’arco del triennio attraverso “la definizione di incentivi e modalità di accesso che promuovano l’efficacia, l’efficienza e la sostenibilità degli oneri di incentivazione in misura adeguata al perseguimento degli obiettivi nazionali e con modalità conformi agli aiuti di Stato Ue”.

Con l' attuale bozza di decreto in circolazione, però, appare quantomeno incomprensibile quale sia l’obiettivo del ministero nell’incentivare tecnologie ormai ampiamente mature da competere con le fonti tradizionali.

Ad esempio, accedono ai meccanismi di incentivazione “previa partecipazione a procedure pubbliche per la selezione dei progetti” gli impianti “di nuova costruzione e integralmente ricostruiti e riattivati di Potenza inferiore a 1 MW”, gli impianti oggetto di potenziamento purché la differenza tra prima e dopo sia inferiore sempre a 1 MW e gli impianti oggetto di rifacimento di potenza sempre inferiore a 1 MW. Per tutti gli impianti di potenza superiore il meccanismo previsto è quello delle aste al ribasso. “L’erogazione degli incentivi è sospesa nelle ore in cui si registrano prezzi finali orari pari a zero per un periodo superiore a 6 ore consecutive”. Lo stesso nel caso si “registrino prezzi negativi quando saranno introdotti nel regolamento del mercato elettrico italiano”, si legge nella bozza.


Il provvedimento, che doveva trattare solo le FER non fotovoltaiche, reintroduce gli incentivi al fotovoltaico, ma esclusivamente per gli impianti medio grandi, escludendo proprio gli impianti domestici e quelli di piccola taglia.

Ricordiamo, inoltre, che dal 1° gennaio 2018, fino alla data di entrata in vigore del nuovo decreto, nessun impianto da FER, entrato in esercizio nello stesso periodo, potrà accedere ad alcun incentivo.

Per quanto si legge nella bozza del decreto, tutti gli impianti da FER, per poter ottenere gli incentivi, dovranno richiedere l’iscrizione ai Registri o partecipare alle Aste, per gli impianti sopra 1 MW. La cancellazione del meccanismo di accesso diretto avrà un effetto disincentivante specialmente verso le piccole iniziative. Questo meccanismo, forniva una prima certezza sulla remunerazione dell’investimento, proprio per gli impianti di piccola taglia, appannaggio delle famiglie e dei piccoli investitori.

Mini-eolico:
Le tariffe per il mini-eolico sono nuovamente diminuite rispetto a quanto già stabilito dal DM 23 luglio 2016, passando da 0,250 €/kWh per potenze inferiori a 20 kW e da 0,190 €/kWh per impianti con potenza inferiore a 60 kW a 0,140 €/kWh per impianti con potenze comprese tra 0 e 100 kW nominali.

A differenza del fotovoltaico il costo degli impianti mini-eolici negli ultimi 5 anni non ha registrato diminuzioni significative, ciò a causa dell’incidenza dei costi fissi di installazione, relativi alle opere civili, elettriche e agli iter autorizzativi.

Un impianto mini-eolico da 60 kW, oggi ha un costo che varia da 220 a 280 mila euro, a fronte di una produzione che può variare 110 MWh/anno a 180 MWh/anno.

Nel caso migliore, massima produzione e minimi costi, il piccolo imprenditore, accedendo alla tariffa prevista nella bozza di decreto, potrà ricavare circa 25.000 €/anno, ricavo a cui corrisponde un tempo di ritorno dell’investimento (Pay Back Time – PBT) pari a 9 anni.

Nel caso peggiore, l’investimento sarà del tutto infruttuoso poiché il PBT sarà pari a 18 anni, quasi coincidente all’intera durata dell’incentivo che è fissata in 20 anni.

Non si comprende, inoltre, come al ministero possano aver scelto 100 kW come taglia di riferimento per il mini-eolico, non avendo alcuna attinenza né con le soglie relative ai titoli autorizzativi e abilitativi (D.Lgs. 3 marzo 2011, n.28), né tantomeno con le taglie delle piccole turbine eoliche disponibili sul mercato (20 kW, 30 kW, 60 kW e 200 kW).

L’ultimo periodo del 2017 era stato caratterizzato dalla corsa dei produttori italiani ed esteri di mini-eolico nello sviluppo di aerogeneratori da 20 kW, inseguendo la possibilità che l’incentivo per questa taglia di aerogeneratori potesse rimanere invariato anche per il triennio 2018-2020. Cosicché, se fosse approvato questo provvedimento, anche gli sforzi che gli imprenditori italiani hanno affrontato, in un momento comunque di difficoltà finanziarie generali, non verrebbero corrisposti dalle aspettative di mercato.

Mini-idroelettrico
La bozza del provvedimento prevede anche la disincentivazione della tecnologia del mini-idroelettrico. Gli incentivi, per questa tipologia di FER, passerebbero da 210 €/kWh e 195 €/kWh (per impianti fino a 250 kW e fino a 500 kW) previsti nel DM 23 luglio 2016 a 140 €/MWh per gli impianti fino a 500 kW previsti nella bozza.

Una diminuzione drastica del 30% che risulta ingiustificata visto che al 31 dicembre 2017, si rileva la costante diminuzione degli incentivi erogati. In ordine temporale di decreto sugli incentivi (per impianti mini-idroelettrici con potenza inferiore a 500 kW) si passa dai 114,4 milioni di € della Tariffa Onnicomprensiva, ai 63,1 milioni di € del DM 6 luglio 2012 ai 25,4 milioni di € del DM 23 giugno 2016.

Anche i contingenti di potenza installata registrano un decremento significativo: 107,2 MW per la Tariffa Onnicomprensiva, 80,2 MW per il DM 6 luglio 2012 e 35,9 MW per il DM 23 giugno 2016.

Fotovoltaico
In controtendenza il Ministero ha deciso di re-inserire gli incentivi al fotovoltaico, ma esclusivamente per gli impianti medio-grandi, escludendo gli impianti domestici.

Il provvedimento prevede la remunerazione dell’energia immessa in rete da impianti fotovoltaici al di sopra dei 20 kW, cioè quelli che non possono accedere alle detrazioni fiscali.

In particolare, l’energia immessa in rete prodotta da impianti in regime di cessione totale (restano esclusi gli impianti connessi in scambio sul posto - SSP) verrà remunerata da GSE con una tariffa di 110 €/MWh per impianti da 20 a 100 kW, e di 90 €/MWh, per impianti da 100 kW a 1 MW.

Si deve sottolineare che questa tipologia di impianti è quella che ha ampiamente raggiunto la grid-parity e la cui installazione è oggi molto conveniente, ad esempio per il mondo industriale, proprio in regime di scambio sul posto (SSP).

Dunque, non si comprende quale sia l’obiettivo del ministero nell’incentivare tecnologie ormai ampiamente mature da competere con le fonti tradizionali. Nella logica degli incentivi, infatti, questi dovrebbero essere disposti in misura maggiore per impianti piccoli e per promuovere lo sviluppo delle tecnologie innovative e ancora non mature per raggiungere la cosiddetta grid-parity.

Andamento contatore rinnovabili non fotovoltaiche
Analizzando il periodo tra l’ottobre 2015 e il dicembre 2017 si è registrata una costante diminuzione del contatore degli incentivi alle FER non fotovoltaiche da 5,740 M€/anno a 5,240 M€/anno, nello stesso periodo il PUN (Prezzo Unico Nazionale dell’energia elettrica) è pressoché rimasto costante attestandosi a 50 €/MWh.

In questo scenario l’incidenza degli incentivi alle piccole rinnovabile è pressoché trascurabile; ad esempio al 31 dicembre 2017 il costo medio degli incentivi al mini-eolico è stato di 64,2 M€/anno ovvero 1,22% dell’intero costo degli incentivi alle FER non fotovoltaiche.

Questo dato è in totale antitesi con quanto si legge nelle premesse del provvedimento: “CONSIDERATO che l’attuazione del decreto 23 luglio 2016 ha evidenziato quanto segue: (omissis) 3) per l’accesso diretto, domande significativamente elevate, soprattutto per l’eolico e ciò suggerisce la possibilità di ridurre gli incentivi e, ai fini di un più efficace controllo della spesa, di superare questo meccanismo”.

In conclusione, da una prima analisi della bozza del nuovo decreto sulle rinnovabili, l’attuale governo, dopo aver incassato l’approvazione del meccanismo di capacity market, da parte della Commissione Europea, per sostenere la produzione di energia da fonti fossili, e avendo introdotto, attraverso l’intervento dell’Autorità dell’Energia, la modifica della bolletta energetica, che scoraggia il risparmio energetico, tenta nuovamente di ridurre l’impatto delle rinnovabili sulla spesa energetica, disincentivando la generazione distribuita.

Speriamo che il prossimo governo possa invertire questa tendenza per imboccare finalmente la strada verso la vera transizione energetica.

 

Fonte : [ Qualenergia.it ] - [ Energiaoltre.it ]

La potenza disponibile nella vena fluida è l'energia per unità di tempo, che fluisce attraverso una superficie immaginaria A:
P = E / t = 1/2 (A r v3).
uindi la proporzionalità diretta è col cubo della velocità del vento (v) e con la superficie spazzata (A).
Va da sè che a parità di potenza disponibile, se il vento cala di poco (ad esempio di un fattore 2), occorre aumentare di moltissimo la superficie spazzata (di un fattore 2^3=8!).
Quindi dove la ventosità media è bassa, se si vuole ottenere potenza occorrono grandi superfici spazzate.
Le turbine eoliche sono fondamentalmente di due tipi, HAWT o VAWT.
Le HAVWT potrebbero spazzare grandi superfici, ma risultano più rumorose e con costi di installazione e manutenzione maggiori rispetto alle VAWT.
Tra le VAWT, le Savonius, non possono spazzare grandi superfici, senza che questo diventi un serio problema nel momento in cui si debba fermare la macchina per condizioni di fortissimo vento.
Le Darrieus sembrerebbero la soluzione più intelligente, ma presentano problemi di complessa soluzione, ai quali, l'attuale panorama mondiale sembra non aver trovato risposta.
La letteratura insegna che una Darrieus per essere efficiente deve avere un TSR intorno al 4, ossia le sue pale generare una portanza sufficiente a farle andare ad una velocità quattro volte superiore a quella del vento.
Per ottenere questo è necessario che la macchina abbia una solidità (rapporto tra superficie totale delle pale ed area spazzata dalle stesse) molto bassa, nell'ordine del 10-15%, il che, generalmente, significa avere al massimo due pale dal profilo molto snello.
Tuttavia, una Darrieus bipala non è in grado di avviarsi autonomamente in quanto, indipendentemente dalla velocità del vento, la coppia d’avviamento risulta nulla: tale tipo di turbina necessita pertanto di un dispositivo ausiliario.
Le turbine per minieolico attualmente in commercio sono caratterizzate da elevata solidità (40% ed oltre), per essere autoavvianti hanno almeno tre pale, oppure sono un ibrido Darrieus/Savonius (dove la Savonius è il dispositivo ausiliario).
Ma una tale combinazione di caratteristiche, comporta due forti handicap:
1) il rendimento di queste macchine non può, fisicamente, essere elevato.
2) spazzare grandi superfici risulta economicamente svantaggioso (grandi macchine, significa molto materiale ed alti costi di produzione), ma soprattutto, semplicemente impossibile, in quanto Darrieus ad alta solidità o addirittura Savonius, in caso di condizioni climatiche avverse e fortissimo vento rappresentano un problema insormontabile sia per le strutture costituenti la macchina stessa che per quelle ad essa collegate (si pensi ad una installazione su costruzioni esistenti) ed un serio pericolo per l'incolumità pubblica.
 
EOLICANTE è una turbina eolica ad asse verticale che grazie alla sua forma particolarmente snella e “vuota” (tecnicamente significa bassa solidità) e fortemente innovativa nell’architettura, interpreta al meglio l'esigenza di sfruttare l’energia del vento.

EOLICANTE non è un compromesso, è una macchina a portanza pura.
E’ leggera e veloce, facilmente configurabile in funzione del vento tipico del sito.
Ha un costo per area spazzata inferiore rispetto a quello delle altre macchine in commercio.
Ciò non vuol dire che costa meno ma che mantiene ciò che promette.
 
 

  1. L'energia eolica resa disponibile dal vento è una grandezza che varia col cubo della velocità del vento stesso, ciò implica che:
    • al di sotto dei 5-6 m/sec il contenuto energetico disponibile è veramente modesto
    • al di sopra di 15m/sec il contenuto energetico diventa eccessivo
    • es. a 6 m/sec disponi di 1/8 della potenza ottenibile a 12 m/sec
  2. L'energia eolica contenuta nella vena fluida risente moltissimo della scabrosità del terreno che rende più o meno vorticoso il moto dell'aria, dalla densità dell'aria (legata a temperatura e quota). Ciò significa che più l'aria è indisturbata, più è facile spremere da essa energia, più l'aria è densa (cioè più è fredda e più si è a bassa quota) maggiore è la potenza estraibile a parità di velocità del vento.
  3. La potenza estraibile dal vento non può superare quanto calcolato da BETZ cioè circa il 60%. Il rendimento fluidodinamico della macchina, il rendimento meccanico nella trasmissione al generatore, il rendimento elettrico di generatore ed inverter, vanno poi a ridurre ulteriormente tale potenza.

Le macchine eoliche si dividono in due grandi famiglie:

  • ad asse di rotazione parallelo alla direzione del vento (eliche)
  • ad asse ortogonale alla direzione del vento

Il modo con cui il rotore raccoglie energia si divide fondamentalmente in due modi:

  • per resistenza (l'esempio è lo spinnaker di una barca che funziona facendosi trascinare dal vento)
  • a portanza (l'esempio è la vela rigida di un catamarano di coppa America la cui propulsione trae origine dalla combinazione della propria velocità con la velocità del vento "vento apparente")

Le macchine ad asse verticale si comportano come una barca che gira continuamente attorno ad una boa facendo tutte le andature durante questa particolare navigazione.
Le macchine che lavorano a resistenza si comportano come barche "lento" dislocamento, che hanno bisogno di grandi forze per muoversi quindi richiedono grandi vele non particolarmente aerodinamiche (queste macchine appartengono alla famiglia delle Savonius).

Le macchine che lavorano a portanza, si comportano come veloci catamarani plananti che richiedono piccole forze per muoversi, per queste barche, le vele diventano profili alari particolarmente curati nell'aerodinamica e fortemente "allungati" (queste macchine appartengono alla famiglia Darrieus).
In genere, le piccole macchine presenti sul mercato sono un ibrido, cioè un compromesso tra queste due tipologie.

Il progetto EOLICANTE nasce dai seguenti presupposti:

  1. disporre di una macchina in grado di operare in ambienti vicino al terreno dove la vorticosità è maggiore che in quota, una macchina ad asse verticale è preferibile rispetto ad un ad asse orizzontale
  2. disporre di una macchina silenziosa per operare nei pressi di aree abitate
  3. disporre di una macchina auto avviante
  4. disporre di una macchina lenta, ma con una grande coppia, per ridurre rumorosità e usure
  5. disporre di una macchina facilmente controllabile in condizioni di ventosità estrema che possa rallentare quando diventai ecessivo, e quindi continuare a produrre al massimo.
  6. disporre di una macchina in legha leggera e caratterizzata da forze e momenti al piede modesti in qualunque condizione atmosferica, onde poter facilmente essere installata sulle strutture esistenti come ad esempio i tetti, o senza richiedere fondazioni particolarmente onerose
  7. disporre di una macchina di rapida e semplice installazione
  8. disporre di un macchina facilmente configurabile in funzione dei parametri di ventosità tipici di un sito
  9. disporre di una macchina caratterizzata da elevato rendimento aerodinamico salvaguardando tutte le caratteristiche dei punti precedenti